SORAYA D’AFGHANISTAN, prima femminista d’Asia; dopo di lei, il declino

La storia insegna che ci sono persone singole che hanno cambiato le vite dei molti. Personalità uniche, che hanno avuto magari il privilegio di ricevere in dono cromosomi rari, istruzione e visione lungimirante, che hanno messo la loro vita a servizio degli altri, dei più deboli, degli oppressi. Una di queste fu la regina d’Afghanistan Soraya Tarzi, che regnò insieme al marito l’emiro Amanullah Khan dal 1919 e il 1929. 

Soraya Tarzi cambiò la storia di molte donne afgane, restituendo dignità a un intero paese, prima che venisse inghiottito da una guerra senza fine. 

Fu la prima femminista, non solo d’Afghanistan, ma di tutta l’Asia. Nonostante la legge musulmana consentisse all’emiro diverse mogli, Soraya fu l’unica donna del suo cuore e del suo regno, restituendo quel concetto di unicità, che riconosce nell’individuo singolo e non nella moltitudine, un valore insostituibile. L’individualismo occidentale non è preso in considerazione in Afghanistan e i gruppi sociali che coesistono si basano su una visione tribale e le donne sono ancora schiave funzionali alla società. 

Soraya fu la prima donna in Parlamento, contribuì allo sviluppo dell’emancipazione femminile e al progresso del proprio paese. Diventò Ministra dell’Istruzione, sotto di lei si rese obbligatoria la scuola, aprì il primo istituto non religioso da lei stessa diretto e che ancora oggi forma le giovani di Kabul. Vietò i matrimoni tra minori e lei volle che ogni donna fosse libera di scegliere il proprio sposo. Fece costruire il primo ospedale per donne e formato le prime infermiere. Nel 1928 durante una conversazione riguardante l’obbligo di indossare il burqa e il hijab, si svelò, mentre spiegava il suo punto di vista ai capi religiosi che erano li per parlare con il sovrano. Istituì un’organizzazione umanitaria per la protezione e lo sviluppo delle donne e restituì loro la possibilità di poter sognare di diventare un giorno, semplicemente loro stesse, individui liberi.

Nel 1929 il regno cadde. Il re aveva governato per soli 10 anni, era riuscito nel 1919 ad ottenere l’indipendenza dagli inglesi, fu un grande modernizzatore, ma i costumi liberali e progressisti non piacquero ai conservatori che aiutati da spie straniere, lo costrinsero ad abdicare. Nella trattativa venne chiesto al sovrano di mandare la regina Soraya in esilio, ma lui decise di scappare con lei, in India e poi in Italia, a Roma, dove vissero per tutta la vita. La figlia, principessa India, oggi novantaduenne, ricorda il viaggio della salvezza e l’invito che ebbero dalla regina Elena di Savoia per arrivare in Italia. Ancora oggi le donne di questa dinastia lottano per aiutare le donne in Afghanistan, che non hanno mai visto riconosciuti i loro diritti di uguaglianza e libertà.

Durante la dominazione dei mujaeddin (1992-1996) Amnesty International denuncia l’uccisione di migliaia di donne, giovani sparite, rapite e date in sposa ai combattenti. Sotto il loro governo però poterono continuare a studiare, poterono essere medici, ingegnere, avvocate.

Tra il 1996 e il 2001 i Talebani hanno completamente abolito l’identità femminile. Questo ha fatto crescere il numero dei suicidi e delle immolazioni.

Le donne morivano anche perché non potevano più essere visitate, visto che i medici erano tutti uomini. Come durante il periodo del Medioevo, venivano imprigionate nelle case, dovevano essere inesistenti, fantasmi che fluttuavano nell’aria, perché nessuno doveva “guardarle”. Le donne ancora oggi rappresentano il peccato, perché riempiono la testa degli uomini di pensieri scabrosi. Uomini peggio delle bestie che sembrano non essere in grado di contenere la vergogna dei propri istinti, facendo ricadere sulla donna il peccato d’istigazione!

Dal 2001 con la caduta del regime islamico la situazione femminile ha iniziato a cambiare, nel 2004 è entrata in vigore la nuova Costituzione, quindi le donne avrebbero dovuto godere di parità di diritto. La realtà descritta è però diversa, perché i loro diritti sono sempre stati calpestati dai vari integralisti religiosi che si sono succeduti negli anni. Nelle zone rurali poi, dove i capi tribù decidono tutto, anche l’adulterio è ancora punito con la morte o la carcerazione (per le donne ovviamente). Ricordiamoci però che anche in occidente hanno vissuto lo stesso trattamento e che il delitto d’onore è stato eliminato solamente negli anni ’80. Quando gli americani invadono l’Afghanistan con l’intento di portare democrazia (e vendetta), molte donne nelle città si sentono libere di togliere il burqa, riprendono gli studi e cominciano a manifestare per i loro diritti.

Molte bambine nate all’estero, per la fuga compiuta dai genitori durante il periodo talebano, rientrate in Afghanistan, coltivando il sogno di una parità che non vedrà mai luce.

Raccontano di vivere in uno stato di paura perenne, violenze, stupri, all’ordine del giorno, ma questo non impedisce loro di continuare a lottare. Il 12 settembre 2020 a Doha, c’è stata la conferenza di pace tra il governo dell’Afghanistan e i rappresentanti talebani, ma quale siano i loro accordi, nessuno lo sa. Secondo la principessa Soraya Malek, nipote della regina, qualche mese fa gli americani hanno liberato cinquemila talebani dalle carceri, nello sconcerto afgano e la mossa di anticipare l’uscita dal paese, ha avvantaggiato solo i talebani, perché  se si fosse prolungata all’inverno, il ghiaccio non avrebbe favorito la conquista del Paese. Inoltre la principessa, afferma che gli americani hanno diviso le province per un maggiore controllo con gli alleati. A loro e a gli inglesi sono capitate le province di Kandahar e Helmand, dove c’è la più grande produzione di oppio al mondo, mentre prima con i talebani, era stato proibito. Inoltre pare che da più di sei mesi gli americani avevano ridotto gli approvvigionamenti agli afgani e i talebani hanno conquistato la città, a bordo di moto e macchine. Il che fa intendere che ci siano sotto diversi accordi bilaterali, tra signori della guerra e della droga.

Oggi l’arrivo dei Talebani minaccia i diritti di tutti, sopratutto quelli delle donne. Il portavoce del governo ha promesso”rispetto per le donne, nei limiti dell’islam”. Ha dichiarato che ci sarà solo una “riorganizzazione del loro lavoro, per il loro bene fisico e mentale”. La storia sembra ripetersi all’infinito, ma questa volta non possiamo stare a guardare esseri umani che danno la caccia al loro bottino di guerra, donne costrette alla fuga, al suicidio, alle violenze agli stupri. Donne schiave, ancora, imprigionate sotto la bugia di una volontà religiosa che non esiste nemmeno nella realtà.

Questa volta non possiamo stare a guardare, dobbiamo difendere i loro diritti perché prima di tutto sono cittadine del mondo, poi dell’Afghanistan!

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